Contaminazione da idrocarburi: come analizzare acqua, terreno e siti contaminati

Lo sversamento di idrocarburi segnalato il 4 settembre nel Naviglio Grande, nell’area di Magenta, e arrivato fino a Milano e alla Darsena, ha riportato l’attenzione su un tema ambientale particolarmente delicato: cosa accade quando queste sostanze vengono disperse nell’ambiente e, soprattutto, come è possibile stabilire l’effettiva estensione di una contaminazione?

Davanti a una chiazza visibile sulla superficie dell’acqua, la presenza di un problema è evidente, ma ciò che si vede rappresenta solo una parte delle informazioni necessarie.

Per comprendere cosa sia realmente accaduto servono campionamenti, analisi chimiche e una corretta interpretazione dei dati.

Una contaminazione da idrocarburi non si valuta soltanto osservando la superficie

In caso di sversamento, le prime operazioni sono rivolte naturalmente al contenimento della sostanza e alla limitazione della sua diffusione.

Successivamente diventa però necessario rispondere ad altre domande:

    • quali sostanze sono effettivamente presenti?

    • in quali concentrazioni?

    • quanto si è estesa la contaminazione?

    • quali matrici ambientali sono state coinvolte?

    • sono interessati soltanto i corpi idrici superficiali oppure anche sedimenti, suolo, sottosuolo o acque sotterranee?

    • come evolvono nel tempo le concentrazioni rilevate?

Sono domande alle quali non è possibile rispondere sulla base della sola osservazione visiva.

Il dato analitico diventa quindi uno degli strumenti fondamentali per ricostruire il quadro ambientale.

contaminazione da idrocarburi

Cosa si cerca in laboratorio quando si sospetta una contaminazione da idrocarburi?

Parlare genericamente di “idrocarburi” può essere fuorviante.

Prodotti petroliferi come benzine, gasoli, oli lubrificanti e combustibili sono infatti miscele complesse di differenti composti chimici. Il profilo analitico da ricercare deve quindi essere definito sulla base dell’evento, della sostanza presumibilmente coinvolta, della storia del sito e della matrice da analizzare.

A seconda del caso, le indagini possono riguardare, ad esempio:

    • idrocarburi nelle diverse frazioni carboniose;

    • composti aromatici volatili, quando pertinenti;

    • BTEX, ossia benzene, toluene, etilbenzene e xileni;

    • IPA idrocarburi policiclici aromatici;

    • ulteriori contaminanti eventualmente associati alla sostanza dispersa o alle attività presenti nel sito.

Non esiste quindi un unico “test per il gasolio” valido per qualsiasi situazione.

La scelta degli analiti, delle metodiche e dei punti di prelievo deve partire dalla conoscenza dell’evento e dal modello concettuale della possibile contaminazione.

Acqua, terreno, sedimenti: perché il campionamento è decisivo

Un risultato di laboratorio è rappresentativo solo se lo è anche il campione dal quale deriva, per questo una corretta indagine ambientale non comincia dallo strumento analitico, ma dalla strategia di campionamento.

In un evento di contaminazione possono essere interessate matrici differenti: nel caso di un corpo idrico, ad esempio, può essere necessario valutare non soltanto l’acqua ma, in funzione delle condizioni riscontrate e degli obiettivi dell’indagine, anche altre matrici potenzialmente coinvolte.

In un’area industriale o produttiva lo stesso principio può riguardare: suolo, sottosuolo, acque sotterranee, fanghi, rifiuti o altre matrici ambientali.

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Numero e posizione dei punti di campionamento, profondità, modalità di prelievo, conservazione e trasporto dei campioni sono tutti elementi che incidono sull’affidabilità del risultato finale.

Dal campionamento alla caratterizzazione della contaminazione

Le analisi non servono soltanto a confermare la presenza di una sostanza. Una campagna di indagine correttamente progettata permette di raccogliere dati utili per:

individuare i contaminanti presenti → determinarne le concentrazioni → comprendere le matrici coinvolte → delimitare l’area interessata → valutare gli approfondimenti successivi.

È questo il passaggio dalla semplice identificazione di un problema alla sua caratterizzazione ambientale e, quando necessario, alle successive attività di gestione e bonifica del sito contaminato

Nell’ambito della disciplina dei siti contaminati, il D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. prevede specifiche procedure di indagine, caratterizzazione e valutazione quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa. I dati analitici consentono quindi di confrontare le concentrazioni rilevate con i riferimenti applicabili e di costruire il quadro tecnico necessario alle successive valutazioni.

Perché il dato di laboratorio deve essere interpretato

Un rapporto di prova contiene valori, ma la gestione di una criticità ambientale richiede un passaggio ulteriore.

Occorre comprendere cosa quei valori significhino rispetto:

    • alla matrice analizzata;

    • alla destinazione d’uso dell’area;

    • alla possibile sorgente della contaminazione;

    • alla distribuzione spaziale dei contaminanti;

    • alle vie attraverso le quali possono migrare;

    • agli eventuali recettori ambientali coinvolti;

    • agli obblighi e alle procedure previste dalla normativa.

Per questo laboratorio e consulenza ambientale devono dialogare.

Il ruolo di TeA Lab nelle analisi e nella caratterizzazione ambientale

TeA Lab integra attività di laboratorio per analisi chimiche, microbiologiche e ambientali con competenze di consulenza ambientale. Il laboratorio esegue prove accreditate ACCREDIA secondo secondo l’elenco delle prove accreditate consultabile sul sito www.tealabsrl.com

In funzione delle caratteristiche del sito e delle necessità del cliente, i tecnici possono supportare imprese e professionisti nelle diverse fasi dell’indagine.

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Quando si sospetta una contaminazione, il punto non è scegliere semplicemente un’analisi da un catalogo, ma costruire un percorso di valutazione coerente con il sito, la possibile sorgente e le matrici potenzialmente interessate.

L’obiettivo non è semplicemente ottenere un numero, ma costruire dati affidabili sui quali basare le decisioni successive.

Il caso del Naviglio rende evidente un principio fondamentale della gestione ambientale: contenere una contaminazione è indispensabile, ma per comprenderne realmente natura ed estensione occorre misurare.

Analizzare è il primo passo. Interpretare correttamente il dato permette di decidere come intervenire.